Il Covid-19 ha scatenato una "pandemia psicologica" diffusa e persistente. La collega Rosella De Leonibus racconta una parte di una sequenza terapeutica sviluppata al telefono in periodo di lockdown

di Rosella De Leonibus

Distanza fisica. E possibile una vicinanza diversaCon la diffusione su scala globale del Covid19, è emersa anche una “pandemia psicologica”, un malessere diffuso e profondo, un infragilimento della forza d’animo di tante persone. Il lungo stress sopportato, e quello che c’è ancora da sostenere, rende molte persone vulnerabili, tristi, indebolite e irritabili. I legami affettivi e le appartenenze amicali, la migliore fonte di benessere e di resilienza, sono messi a dura prova dalle distanze, dal pericolo di diffusione del contagio, dalla paura di poter far del male involontariamente ai propri cari. In questi casi anche pochi colloqui di sostengo possono fornire buoni strumenti per fronteggiare questi sentimenti difficili, perché possono permettere di aprire nuove chiavi di lettura, accedere a risorse personali dimenticate.

Dopo aver modificato ogni elemento che possa permetterne il riconoscimento, voglio raccontare una sequenza terapeutica di pochi giorni fa, il primo colloquio con una donna che chiameremo Fabia, un’insegnante di 63 anni, ormai non lontana dalla pensione.

Vive col marito, da trentacinque anni, in una regione diversa da quella dove abitava la sua famiglia di origine, e lontana dai due figli e dai nipotini, che a loro volta si sono stabiliti altrove per scelte affettive e per lavoro “…esattamente come ho fatto io ai miei tempi, me lo dovevo aspettare”, commenta Fabia. “Se lo avessi immaginato, non avrei raccontato così tante volte il coraggio e la sfida che ho vissuto per venire a vivere da queste parti con mio marito! Sempre facevo l’elogio di me stessa giovane e inerme, di come all’inizio non capissi una parola, perché avevamo preso casa in un paesino e tutti parlavano un dialetto stretto per me del tutto estraneo”.

Fabia chiede il colloquio riferendo una grande dolorosa nostalgia dei figli e dei nipotini, che non vede dall’estate, e che presumibilmente, date le “zone rosse” in cui essi abitano, non vedrà ancora per lungo tempo: “…Sono lontani, e poi stanno in due città diverse, beati loro, anche in tempi normali se vedo l’uno non vedo l’altro!”.

Dalla sofferenza all’immaginario

Già dalla primavera scorsa si sente addosso una tristezza profonda, insonnia, preoccupazione immotivata per la salute dei suoi cari, e poi, dice: “Sono diventata petulante e invadente, secondo loro sono sempre lì a telefonare, non mi sopportano più, e anche mio marito sta perdendo la pazienza coi miei lamenti...”

Svolgiamo il colloquio al telefono.  Come nel lockdown della scorsa primavera, in questo periodo utilizzo di nuovo mezzi di comunicazione a distanza per limitare le occasioni di contagio.  Per Fabia è lo strumento più congeniale, quello che usa per le sue comunicazioni familiari; attraversati i primissimi momenti di titubanza la conduco passo passo a mettersi a suo agio.

Dopo una conversazione introduttiva, in cui mi parla dell’affiorare di questo forte sentimento di nostalgia e mancanza, le chiedo di sdraiarsi in penombra, nella privacy della sua casa, nella stanza che preferisce, e di chiudere gli occhi. La guido a concentrarsi sul respiro, sui rumori ambientali e sulle sensazioni corporee, per tornare a sé, per “sentirsi”, prima di avventurarci con l’immaginazione nel Paese della Nostalgia.

Terapeuta: Lasci che la sua immaginazione la porti in un luogo dei ricordi… Dove si trova adesso?

Fabia: Sono in un ristorante in riva al mare, è domenica, c’è il sole, è ora di pranzo.

T.: Chi c’è con lei a tavola? Lasci che arrivino un po’ di persone, adesso, con calma aspetti che arrivino e si siedano…  Chi è arrivato? Dove si è seduto?

F.: Sono arrivati i miei figli, le loro compagne e i tre nipotini, e sono seduti ai due lati della mia sedia, fanno un po’ di confusione, i piccoli sono sulle ginocchia dei genitori, ma poi scendono, si tolgono le scarpe e corrono sulla spiaggia qui davanti.

T.: Veda chi altro arriva, nel caso faremo allungare il tavolo.

F.: Arrivano mia madre, mio padre, e la mia sorella maggiore, mia nipote… E poi arrivano i miei nonni materni. (Fabia si commuove, lo si percepisce con chiarezza dalla voce).

T.: Li saluti ad uno ad uno, e dia a ciascuno il benvenuto a questa tavolata di famiglia.

F.: Comincio dai figli: Cari, che piacere rivedervi! Staremo insieme per un po’, sono felice! Che discoli sono questi bambini, non stanno fermi un attimo… Ma non hanno fame?

Dall’immaginario ai ricordi

T.: Prosegua, Fabia.

F.: Ciao papà, ciao mamma, sono tanti anni che non ci siete più …(Fabia sta piangendo sommessamente). E io vi ho lasciato che ero così giovane, siete invecchiati senza di me, e poi ve ne siete andati… Oggi per me è così dolce rivedervi… Mi raccomando mamma, non brontolare se papà si macchierà la camicia, e tu papà, parla, racconta a me e a mia sorella di quando eravamo piccole e ci hai insegnato a nuotare… E tu Claudia (la sorella di Fabia), da quando ti sei separata ti ho vista pochissimo, hai cambiato vita col tuo nuovo uomo, spero che ora tu sia felice, ma non ti ritrovo più, neanche tua figlia, fate parte di un altro ambiente ormai, vi ho perduto, anche se per fortuna state bene in salute, bei visi orgogliosi…

T.: Mancano i nonni… salutiamoli!

F.: Nonna, Nonno, (nella voce di Fabia si sente l’intonazione della Maiuscola), mi sembra di sognare… Siete qui anche voi! Vi ho perduto che ero ancora una ragazza, quel giorno in cantiere, Nonno, sei caduto dall’impalcatura, ti hanno portato via e non ti sei più risvegliato… non ti ho potuto salutare, e la casa, la vostra casa che sapeva sempre di buono, poi è stata venduta…  anche tu Nonna non hai resistito, ti sei chiusa nel silenzio e sorridevi solo a me e a Claudia (Fabia piange ancora, dolcemente). Poi ti sei ammalata, ed era poco prima che partissi che te ne sei andata anche tu… Ti ho abbracciata fino all’ultimo, (piangendo), non volevo più partire, ma ormai era tutto fatto… Non volevo lasciarti, e allora mi hai lasciata tu…

T.: Fabia, se può, resti in contatto con queste emozioni, con la nostalgia, la tristezza, il rimpianto, con tutto quello che sta emergendo. Lasci che queste emozioni arrivino, lasci che la attraversino, sono la traccia di tutte queste presenze, e della loro mancanza. Respiri, allarghi il suo cuore e lasci che venga attraversato da tutto questo.

……………… (sospiri, poi una lunga pausa di silenzio).

T.: Fabia, eccomi, sono con lei. Come è andata finora?

F. Si (c’è traccia di un lievissimo sorriso nella voce di Fabia), è stato forte, ma mi sento come il cuore più morbido e leggero…. Mi stava venendo in mente che per ognuno di loro, a tavola, saprei cosa stanno per ordinare, il piatto preferito di ognuno…

T.: Bene, faccia lei le ordinazioni al cameriere, vede, sta arrivando.

F.: Spaghetti alle vongole per Nonno, alici fritte per Nonna, per Claudia una spigola al sale, per mia nipote cozze gratinate, per i miei figli….. (Fabia continua con le ordinazioni, dettagliatissima e sicura).

T.: Cosa sente ora dentro di sé, in questo momento?

F.: Sento che li ho tutti nel cuore uno ad uno, e vorrei abbracciarli tutti.

T.: Lo faccia, si alzi dal suo posto al tavolo e vada ad abbracciarli ad uno ad uno.

F.: Si! (silenzio, sospiri, nomi e nomignoli sussurrati con grande dolcezza).

Dai ricordi alle emozioni del presente

T.: Adesso il pranzo sta finendo, faccia un breve discorso per tutte queste presenze che vivono nel suo cuore.

F.: ……(dopo una pausa di silenzio) Cari, cari tutti, vi voglio bene! Siete con me oggi, ma vi porto con me anche domani, e dopodomani, sempre. Figli miei, nipotini, voi abitate lontano, va bene anche così, siete le mie foglie e i miei fiori, i miei semi, volate pure, il vento vi riporterà qui ogni tanto. O porterà me da voi.  E’ dalle mie radici che vengo io, e venite voi, e questo è importante per me, sono la pianta cresciuta da queste radici.  

T.: Bene, faccia un bel respiro ora, si muova un pochino, sbadigli se ne ha bisogno, e poi pian pano riapra gli occhi e ci saluteremo.

Oltre la nostalgia, emerge sullo sfondo la consapevolezza, ancora indefinita, della propria posizione nella sequenza delle generazioni, la preoccupazione ancora inesprimibile per la tappa finale della sua vita.

Anche se la sua morte è ancora statisticamente lontana, la pandemia la ha evocata nella coscienza collettiva, ed è stata riverberata dalla presenza dei genitori e dei nonni nella esperienza immaginativa appena svolta da Fabia.  Al tavolo di Fabia sulla riva del mare non c’era suo marito. Fabia non lo ha notato, come terapeuta non ho potuto invece non osservare questa assenza, tra le tante presenze. Ma questa assenza fa parte di un’altra storia, che forse Fabia potrà raccontare la prossima volta, se vorrà.

 

Già pubblicato nella rivista “Rocca” n. 23 del 1 dicembre 2020, rubrica “I volti del disagio”

 

 

 

 

Rosella De Leonibus, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di psicologia on line ed è Referente per la Regione Umbria della Società Italiana di Psicologia On Line. 

 

 

 

 

Cerca

Seguici sui Social