Valeria Bianchi Mian intervista Francesco D'Isa, filosofo e artista digitale, sul suo rapporto con l'arte generata dall'intelligenza artificiale.

Francesco isa libro

Valeria Bianchi Mian è Socia della Sipsiol e psicologa psicoterapeuta dal 1998, con formazione in “Psicodramma Analitico Individuativo”. E' milanese d’origine ma ha scelto Torino come città in cui vivere e coniugare la scrittura, la poesia e il disegno con il mestiere di psicoterapeuta d’orientamento junghiano. Specializzata in terapia di gruppo, si occupa di supervisioni d’équipe con gli operatori e di gruppi con le famiglie (caregiver) presso diverse strutture per anziani sul territorio piemontese e per conto della nostra Società ha posto qualche domanda a Francesco D'Isa.

Filosofo e artista digitale, ha esposto internazionalmente in gallerie e centri d’arte contemporanea. Dopo l’esordio con la graphic novel I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato saggi e romanzi per Hoepli, effequ, Tunué e Newton Compton. Il suo ultimo romanzo è La Stanza di Therese (Tunué, 2017), mentre per Edizioni Tlon è uscito il suo saggio filosofico L’assurda evidenza (2022). Di recente pubblicazione la graphic novel Sunyata per Eris edizioni (2023) e il saggio La rivoluzione algoritmica delle immagini per Sossella editore (2024). Direttore editoriale della rivista culturale L’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste, italiane ed estere.

VBM. Come nasce il tuo rapporto con l'arte AI? Ho seguito nel tempo il tuo sempre più consapevole relazionarti al mezzo. Come pensatore che si rapporta alla mente nell'ambito della meditazione e della creatività, credi che potrebbe, questo nuovo mondo, interagire a supporto della coscienza, persino della trasformazione interiore in senso Individuativo? Se sì, come

FDI. Nasce per via del mio interesse nell’ambito della filosofia e dell’arte visiva, che questo strumento coniuga in modo eccellente, permettendoci di creare immagini (e altro) a partire da comandi scritti. Per una persona da sempre eclettica in questi due ambiti di manipolazione simbolica è un terreno molto fertile, senza contare che in passato lavoravo nell’ambito dell’arte digitale. Non credo che questo strumento sia di per sé un mezzo per l’apertura della coscienza, ma senza dubbio può diventarlo, se ad usarlo è una persona che ha conoscenze in merito. Si tratta di strumenti molto efficaci che possono potenziare le nostre capacità, ma lasciati a loro stessi o senza una guida adeguata fanno poco.

Quali difficoltà hai incontrato e stai incontrando nel costruire e divulgare un dialogo possibile con le intelligenze umane e artificiali?

La difficoltà maggiore è quella delle persone accecate nella loro analisi dall’ostilità verso il mezzo. Queste critiche spesso infondate e mal argomentate sono molto comuni soprattutto nell’ambito dell’illustrazione, che si sente (a mio parere erroneamente) come il settore più a rischio. Purtroppo le voci critiche, pur non rappresentando la totalità delle persone, soffocano quelle delle persone creative che decidono di usarle. Se a questo si aggiunge la voce grossa di chi le IA le produce, chi le accoglie con entusiasmo ma propone anche un uso e un’analisi critica si trova spesso soverchiato

Oltre quali confini ti sta conducendo la tua ricerca?

È una continua esplorazione, perché il mezzo è in una fase di continua crescita e modifica. Come artista sto sperimentando per delle mostre (la prossima sarà a Venezia nel mese di aprile) e con la creazione di un libro illustrato, Sunyata, uscito per Eris edizioni. Come filosofo sto per far uscire un libro che parla nello specifico dell’impatto sulle immagini di queste tecnologie.

Cosa suggerisci, come pensatore contemporaneo, al pubblico di psicologi e psicoterapeuti che opera online? 

Psicologi e psicoterapeuti potrebbero approcciare questo strumento per potenziare la loro attività. ChatGPT 4 è già abbastanza edotto in merito e sotto mani esperte può senza dubbio fornire un valido aiuto, non solo nelle mansioni più noiose (di aggiustamento dei dati) ma anche di analisi. Ovviamente non può essere usato in questo modo da chi non conosce la disciplina. Ma la frontiera più interessante credo sarebbe specializzare una AI sulla materia, non è impossibile e si otterrebbe un instancabile ed efficiente partner molto competente e informato su tutte le ricerche presenti e passate. L’ambito clinico è uno dei più promettenti in assoluto, un caso esemplare di come solo la sinergia umano-macchina possa dare i risultati migliori. L’IA può trovare correlazioni invisibili agli umani, che questi possono in un secondo momento valutare per capirne il valore e l’utilità. È davvero un ambito di ricerca appassionante, che va oltre il semplice risparmio di tempo.

 

 

 

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